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Sì, una Grande Sicilia è possibile

Catania News - Cultura Catania
Scritto da La Voce   
Lunedì 30 Agosto 2010 20:11



Pachino (Sr). Intervento di Azzia al Convegno interregionale La Grande Sicilia

A Pachino, sulla relazione dell’avv. Emanuele Mazzara sul tema del Convegno  La Grande Sicilia, organizzato dal Comune, dall’Associazione culturale Siciliani in Lombardia e dall’Associazione Iblea Amici Provincia di Siracusa ed oltre riportiamo l’intervento dell’Avv. Domenico Azzia Presidente di Sicilia Mondo e Consigliere CGIE

Il tema del Convegno è assolutamente ambizioso. Meriterebbe un diverso approfondimento.

Come Associazione di emigrazione pensiamo una Grande Sicilia in un’ottica che non può essere in termini di retorica, di sentimenti o moralistici ma in termini esclusivamente politici.

Per noi non ha senso parlare di una Grande Sicilia senza coinvolgere, alla realtà territoriale dell’Isola, la realtà dei siciliani che vivono all’estero e quella di quanti bussano alle sue porte. Queste realtà le vediamo insieme, collegate in un’unica strategia, in un unico progetto, in un unico percorso finalizzato alla promozione ed allo sviluppo dell’Isola.

Così come non ha senso per noi parlare dei siciliani che sono andati via senza il loro coinvolgimento nella vita sociale, economica e culturale dell’Isola.

In questa direzione, come Associazione, ci proponiamo come soggetto di mediazione, di proposta e di stimolo ma anche di pressione nei confronti del Governo Regionale, pronti a monitorare, per quanto è nelle nostre possibilità, la rete-risorsa dei siciliani nel mondo, in particolare i siciliani eccellenti e quelli in posti di responsabilità rimasti per troppo tempo ingessati nonostante la loro aspirazione a partecipare alle cose della Sicilia che amano.

Pensiamo ad una Grande Sicilia come società aperta ai corregionali che vivono fuori dall’Isola, ai loro figli e nipoti come siciliani a pieno titolo non destinatari ma partecipi alle deliberazioni dell’Isola.

Pensiamo ad un legame civile con loro fondato sul diritto-dovere in un rapporto interattivo di reciprocità, in modo particolare in posti di responsabilità nelle varie parti del mondo.

Pensiamo ad un Governo della Regione forte, determinato, che sappia attivare una politica di svolta rispetto al passato, una politica autonoma, tutta propria, capace di fare le riforme necessarie, impostare un sistema-Sicilia, che faccia valere le prerogative costituzionali dello Statuto, che chieda con forza ed ottenga una nuova data per lÂ’area di libero scambio Euro-Mediterraneo.

Un Governo della Regione che apra con i Paesi dellÂ’area del Mediterraneo con una politica autonoma di accordi, relazioni, scambi economici e culturali per fare della Sicilia la piattaforma reale, strategica e logistica di comunicazioni, di intercultura, di beni e servizi al centro del Mediterraneo.

In questa direzione, Sicilia Mondo ha ripetutamente proposto lÂ’istituzione di un Assessorato Regionale allÂ’intercultura, tessitore di una politica organica di rapporti economici e culturali con i Paesi dellÂ’area del Mediterraneo. Ricordando di poter contare su un supporto di base rappresentato dalle Associazioni di siciliani in quei Paesi.

Un Governo che sappia scuotere l’orgoglio dei siciliani dicendo a chiare note che senza l’impegno di tutti, di quelli che siamo nell’Isola e di quelli fuori, non si esce da tunnel di stallo in cui siamo. Ritrovare con le opposizioni un’unità sostanziale sui problemi di fondo del momento.

Fare capire a tutti che la Sicilia deve contare solo su sé stessa, sulle sue capacità, sull’impegno dei suoi figli. Una Sicilia che deve correre.

Un Governo, infine, che sappia aprire alla domanda di partecipazione dei 9-10 milioni di siciliani che vivono fuori dallÂ’Isola con una politica mirata di rapporti, relazioni e coinvolgimenti. Il ritorno potrebbe essere una sorpresa di dimensioni incalcolabili.

È fin troppo evidente l’ostilità da parte del Governo leghista a guida Bossi-Tremonti che toglie al Sud per dare al Nord dove dirotta a fiumi le risorse nazionali.

Emblematica l’apertura dell’aeroporto di Comiso, di cui siamo diretti interessati,  dopo anni di attesa.

Il Ministro Tremonti ha firmato il passaggio del sedime aeroportuale alla Regione ma solo come “aeroporto regionale” e con a carico i costi relativi ai controllori di volo ed ai vigili del fuoco.

A differenza degli altri aeroporti a carico dello Stato.

Il Presidente della Regione Lombardo si è rifiutato di firmare il protocollo rimettendolo al mittente. Con questo gravame significherebbe far chiudere subito l’aeroporto.

Questa ulteriore “porcata” ci ha spinto a dare uno sguardo ai collegamenti aerei italiani. Quelli del Nord e quelli del Sud.

Sono uno scandalo, un autentico delitto nei confronti del Mezzogiorno.

Sbagliato o giusto che sia stato, il regalo dell’Alitalia alla CAI in nome dell’etichetta italiana, il risultato è questo: il Meridione e la Sicilia hanno pagato la loro parte ma i benefici, i servizi e l’indotto sono restati solo al Nord.

Abbiamo assistito alla querelle tra Malpensa e Fiumicino per l’accaparramento dei collegamenti più redditizi. Il Sud fuori dalla carta geografica. Di collegamenti con il Sud neanche a parlarne.

Nessun collegamento tra la Sicilia ed i Paesi che si affacciano nellÂ’area del Mediterraneo: Grecia, Turchia, Egitto, Libia, Algeria, Spagna. Per andare in Tunisia a pochi Km dalla Sicilia, bisogna prima andare a Roma o Milano. Nonostante il traffico del bacino del Mediterraneo sia valutato 30 milioni di passeggeri.

Si contano sulle dita della mano i voli dagli aeroporti del Sud verso lÂ’Europa. Zero i voli intercontinentali. Bisogna prima andare a Milano o Roma come a pagare un pedaggio oltre le maggiori spese per arrivarci. Collegamenti Sud con Sud appena 3: Catania-Napoli, Palermo-Napoli, Trapani-Bari.

Collegamenti Nord con Nord addirittura 7.

Su questo paradosso assistiamo al silenzio assordante del Governo, di ambedue gli schieramenti politici, al galleggiamento dei partiti privi di idee, programmi e volontà politica. Al silenzio dei parlamentari di maggioranza, che sostengono il Governo, ridotti al rango di comparse senza voce e senza peso.

Il risultato non poteva essere diverso: aumento del divario Nord con il  Sud in termini di PIL pro-capite, di occupazione, di allargamento dell’area di povertà e del disagio sociale.

Così come non ci vuole molto a capire le “fregole” di Bossi e Tremonti sul federalismo. Hanno arricchito il proprio bacino elettorale con strade a 4 corsie, aeroporti come se piovesse, treni ad alta velocità. Con il contributo anche del Meridione e della Sicilia che pur avendo pagato la loro parte sono rimasti a secco. Chiamali fessi!

È tuttavia, ad una Grande Sicilia noi ci crediamo. Non è un’utopia. Perché crediamo alle capacità dei suoi uomini, alla forza dell’identità siciliana, alla sua storia, al prestigio del suo patrimonio culturale ed artistico unico al mondo. Perché avvertiamo i segnali di una Sicilia straordinaria che cambia, che riscopre il suo orgoglio, che vuole tagliare con il passato, che cerca legalità, innovazione, che vuole rilanciarsi da sé stessa. Soprattutto perché avvertiamo fermenti nelle nuove generazioni che vogliono costruirsi un futuro anche in Sicilia. Non manca la spinta e la solidarietà dei siciliani fuori dall’Isola.


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