Che cosa lega un acquedotto romano a un impianto industriale contemporaneo? Quale filo invisibile attraversa secoli di storia, unendo la pietra scolpita dagli antichi ai sistemi tecnologici che plasmano il nostro presente?
In-genium nasce da queste domande e invita il visitatore a entrare in uno spazio in cui fotografia, archeologia e ingegneria si incontrano per raccontare l’evoluzione dell’ingegno umano. Attraverso gli sguardi di artisti, studiosi e fotografi contemporanei, il passato smette di essere memoria immobile e diventa materia viva, capace di parlare al futuro.
Tra rovine, geometrie, infrastrutture e visioni industriali, la mostra costruisce un dialogo sorprendente tra civiltà antiche e innovazione contemporanea, rivelando come ogni tecnologia — ieri come oggi — sia prima di tutto un gesto culturale, umano e creativo. Un’esperienza che rivela l’esistenza di un filo invisibile che lega l’astrattezza del calcolo alla concretezza degli oggetti e che, sfidando il tempo, abitano il nostro quotidiano.
Delle grandi opere dell’antichità non vediamo, quindi, solo strutture di pietra e malta, ma più in profondità, e alla stregua di un libro, leggiamo In-ingegnum i primi capitoli di una storia dell’innovazione che oggi, nell’attualità delle sfide della transizione energetica e della sostenibilità, giunge fino a noi nella sua essenza di civiltà e cultura materiale tutt’altro che perduta.
Un progetto che coniuga approcci storici e umanistici (filosofia, semiotica, archeologia e architettura) con il linguaggio della fotografia contemporanea, a partire dall’esperienza della “residenza d’artista” coordinata da Carmelo Nicosia e realizzata con il coinvolgimento di allievi e maestri delle Accademie di Belle Arti di Brera, Catania e Roma.
Non a caso la mostra In-genium – Sguardi sul passato e sul futuro della tecnologia – accompagnata anche da un volume – si articola attorno a sei lemmi del “mestiere dell’ingegnere” — progettare, misurare, canalizzare, miscelare, sollevare, riutilizzare — che diventano lenti per osservare l’ingegno degli antichie immaginare le tecnologie del futuro.
Accanto agli scatti degli artisti che hanno partecipato al progetto – quasi 40 firmati da Marco Agostini, Gabriele Argentino, Gabriele Barbagallo, Giuseppe Calabrese, Luca Campigotto, Carmen Cardillo, Noemi Comi, Dario Di Biaggio, Alessandro Imbriaco, Cosmo Laera e Carmelo Nicosia -, dialogano le immagini di impianti realizzati da Maire e tratti dall’archivio di Gruppo, in un montaggio visivo che crea un ponte tra patrimoni culturali e innovazione.
L’esposizione presenta una selezione degli scatti più rappresentativi di un progetto culturale promosso dal gruppo Maire e dalla Fondazione Maire – ETS, con la collaborazione del Parco archeologico del Colosseo, che ripercorrendo la storia della téchne – l’arte del fare e del saper fare – nasce come ricerca sulle radici della tecnologia antica e sul dialogo con l’ingegneria contemporanea.
La mostra, inaugurata giovedì 28 maggio, al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane del Palazzo Centrale dell’ateneo catanese, terza tappa dopo Roma e Milano,rimarrà aperta al pubblico fino al 30 giugno 2026.
28 Maggio 2026
Alfio Russo
Catania Eventi e Notizie




